Dieci consigli per prendersi cura della propria identità digitale

Identità Digitale

Tenere periodicamente traccia degli account attivati: la frequentazione del web produce la falsa illusione dell’infinito presente. Il tempo nel mondo reale, invece, passa e con esso si accumulano account di cui non sempre si ha memoria. Tenere un elenco di quelli attivi man mano che si creano può esser utile alla successiva gestione. Si può procedere anche a posteriori, seguendo un metodo simile a quello utilizzato nell’articolo: chi può accedere al database delle proprie mail può pian piano individuare quelle che confermano l’attivazione di un account. Chi ha l’abitudine di memorizzare le password degli account nel browser, inoltre, può scorrere ogni tanto l’elenco (ad esempio, ved. QUI per Chrome.

Chiedersi se l’attivazione di un nuovo account è realmente necessaria: l’attivazione di un account, spesso, è fatta per semplice curiosità di provare un’app, accedere ad un forum o a un nuovo social. Valutare bene se il ”costo” (regalare parte dei propri dati personali) è proporzionato al beneficio, anche in vista della successiva gestione dell’account (accumulare ciò che non è necessario crea disordine, sia nel mondo reale, sia in quello digitale).

Comunicare le informazioni strettamente necessarie per la fruizione del servizio: siti, fornitori di servizi digitali, e, in generale, chi subordina la fruizione di qualcosa all’attivazione dell’account predispongono moduli con i quali effettuano una raccolta molto dettagliata di informazioni. Per limitare la condivisione di dati, è consigliato fornire solo quelli strettamente necessari per l’attivazione dell’account.

Cancellare l’account quando non si utilizzano più i servizi ad esso legati: se una cosa non si usa, significa che non serve. Quanti sono gli account attivi e quanti quelli realmente utilizzati? Per molti utenti il numero dei primi è superiore a quello dei secondi. In tal caso eliminiamoli. Come effetto secondario, anche il numero di mail ”spazzatura” dovrebbe progressivamente ridursi. Ogni account, infatti, diventa tendenzialmente una fonte di produzione di email.

Verificare in primo luogo nel sito del gestore del servizio la procedura di cancellazione dell’account: siti, social network e fornitori di servizi più importanti solitamente riportano in maniera chiara le procedure da seguire. Più complicata può essere la ricerca nel caso di siti e servizi meno noti (es. un forum minore).

Diffidare dei servizi che promettono la cancellazione automatica di tutti gli account attivi: sarebbe estremamente comodo cliccare un unico pulsante ed annientare l’identità digitale, e non mancano siti e servizi che promettono di farlo, in teoria; in pratica le procedure non sono automatiche, ed in alcuni casi è necessario concedere l’accesso ad informazioni personali.

Utilizzare servizi che guidano nella cancellazione dell’account indicando le procedure ufficiali e senza richiesta di condivisione dei dati: più efficaci dei siti che promettono (inefficaci) soluzioni ”a singolo click” sono quei servizi che si limitano a racchiudere le informazioni utili per utilizzare le procedure di cancellazione ufficiali. Si veda, ad esempio, Just Delete Me, che indica anche il grado di complessità dell’operazione, account per account, servizo per servizio.

Leggere la disciplina contrattuale che regola il trasferimento dei dati a terzi: l’elenco dei singoli account attivati non dà l’idea della ”costellazione” di soggetti che possono accedere a dati collegati a un determinato account. Per bloccare l’indesiderato trasferimento di dati a terzi, prestare attenzione ai consensi che si concedono in fase di attivazione di un account. Come detto al punto 3, fornire solo i dati necessari ad attivare quell’account. L’uso dei dati da parte di terzi per finalità di marketing, ad esempio, non lo è.

Designare persone di fiducia (familiari e amici) che possono avere accesso agli account attivi: non bisogna necessariamente farlo in vista della propria morte, ma come buona regola della propria vita digitale. In fondo nel mondo reale dare una copia delle chiavi di casa ai propri familiari è normale, perché non dovrebbe avvenire lo stesso nel mondo digitale, in cui l’equivalente delle chiavi sono il nome utente e la password? Meglio affidare tali dati a persone di fiducia che a servizi di dubbia affidabilità (ved. sopra le considerazioni sul testamento digitale)

Non essere pigri: per attivare un account bastano pochi click, solitamente ce ne vogliono di più per eliminarli. Non essere pigri significa dare la giusta importanza ai propri dati, consapevoli del fatto che ogni dato ”abbandonato” raramente resta tale, c’è chi li valorizza (ved. profilazione) Disinteressarsi di come e quanti frammenti di identità digitale vengono sparsi in rete significa anche fare gratuitamente un favore a chi fa fruttare quei dati.

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